People from Ibiza

Le uniche 24 ore della mia vita che ho passato a Ibiza ho preso un’insolazione con brividi e vomito per una notte intera ma so per certo che c’è gente che ci va e fa tutte quelle cose per cui l’isola delle Baleari è famosa nel mondo: si diverte. Ricordo le foto di amici appena tornati dal viaggio ho paura a contare quanti anni fa. Scatti di scena di Almodovar: vestiti catarifragenti, occhialoni a specchio, creste, una specie di omaggio al tormentone culto del 1984 People from Ibiza di Sandy Marton  che solo ora scopro non essere festivalbaregno bensì croato. Such a crazy band like my friends from wonderland cantava con credibilità Sandy dentro un camice da chirurgo.


SANDY MARTON

Sandy Marton – foto qui


Circa quindici anni più tardi, nel 1999, nei Club di Ibiza spopola un altro tormentone: Sing it Back del duo anglo irlandese Moloko, nel remix del produttore house tedesco Boris Dlugosch (che ha messo mano anche a L’ombelico del mondo ma pure ai Daft Punk). Non esattamente il mio genere ma ammetto di subire il fascino di Róisín Murphy in tutte le sue manifestazioni. Quel successo in quel contesto era scritto nel destino. Róisín e Mark Braydon si erano conosciuti nel clima friccicarello di una festa, sebbene lo scenario fosse Sheffield, che di allegria ne sprizza come il 2 novembre. Lei lo abborda chiedendogli Ti piace il mio maglione? A lui evidentemente garba parecchio perché i due si fidanzano e la frase di Róisín diventa il titolo del loro primo album, Do you like my tight sweater? E per restare in clima festaiolo, scelgono di chiamarsi Moloko, come la bevanda a base di latte e anfetamine preferita da Alex in Arancia meccanica.



Sing it Back fa parte del secondo album dei Moloko, I am not a doctor del 1998. Il disco nel complesso non è una pietra miliare – come anche gli altri in realtà – e i due si caratterizzano come band dal singolo forte. Ma sanno bene come amalgamare elettronica, house e trip hop per creare prodotti dance di qualità e Róisín diventa sempre più brava. Tanto da mollare Mark come fidanzato e come partner artistico. Nel 2005 esordisce da solista con il raffinato, e non proprio commercialissimo, Ruby Blue. A distanza di 10 anni è arrivata al quarto album, Take Her Up To Monto, in uscita il prossimo luglio. Il primo singolo, bellissimo, è Ten Miles High e la regia del video è della stessa Róisín.



Calcio e rock’n’roll

 

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A 7 anni giocavo a calcio per rimorchiare nella squadra maschile della scuola elementare. Ero così calata nella parte che le mie lacrime sgorgavano tra il poster di Falcão sul letto e Grazie Roma di Venditti nel giradischi. Poi la fede calcistica è diventata fede musicale e il senso di appartenenza a una squadra si è irreversibilmente sfaldato. Non ho avuto la fortuna di incappare nel gruppo rock del liceo ma mi sarebbe piaciuto essere la girl in a band, per citare Kim Gordon. Non avrei disdegnato neanche fare parte di un gruppo al femminile ma le occasioni erano scarse, anche perché le ragazze generalmente facevano altro. Sarebbe stato bello fare qualcosa insieme a qualcuno e crederci. La cosa in sé mica è un problema, ora che sono adulta. Ma allora il senso di appartenenza valeva di più.


 

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Quando ho letto che Kathleeen Hanna delle Bikini Kill era nel comitato scientifico della Girls Rock Camp Foundation insieme a Beth Ditto dei Gossip mi sono gasata. La Girls Rock Camp Foundation fa parte del circuito Girls Rock Camp Alliance nato nel 2007 a Portland, Oregon ma divenuto poi un network internazionale che include anche stati europei come Germania, Francia, Finlandia, Austria. La missione dell’organizzazione non profit è rafforzare il coraggio e l’autostima delle ragazze attraverso l’educazione musicale, valorizzando il rispetto, la collaborazione e le diversità. Il manifesto è più o meno questo:

We value the power of music as a means to create personal and social change;
We value efforts that actively expand opportunities for girls and women;
We value positive approaches to fighting sexism;
We value integrity, honesty and respect;
We value appropriate sharing of resources, cooperation, and collaboration;
We value using our collective voice to further our mission;
We value diversity.

L’organizzazione dei campi varia da paese a paese – ecco per esempio l’esperienza dell’Iowa – ma tutti condividono l’insegnamento delle basi concrete per diventare musiciste come suonare uno strumento, scrivere una canzone, esibirsi. E in tutti si osserva uno dei capisaldi della filosofia Riot Grrrl: non devi essere tecnicamente perfetta ma cercare di essere coraggiosa.

L’anno scorso, per raccogliere fondi, la Girls Rock Camp Foundation ha creato il Record Remake Project, un progetto fotografico in cui le giovani campers si sono cimentate nella riproduzione di copertine di album celebri. La piccola Debbie Harry di Parallel Lines dei Blondie è Ava, la nipote di Beth Ditto.


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In Italia non mi risulta si sia ancora attivato nessuno per creare la nostra versione di questa iniziativa. Perché? Se le ragazze si divertono e hanno la possibilità di esprimersi, l’occasione è preziosa. La procedura per iniziare un campo è questa. Chi potrebbe essere nel comitato scientifico? Roberta Sammarelli dei Verdena? Le Motorama (raro caso di donne che NON suonano il basso)? Nel frattempo facciamoci ispirare da 6 canzoni di ragazze rock’n’roll.

Girls Like Us – The Julie Ruin


A Raw Youth – Le Butcherettes


Romance – Wild Flag


Pedestrian at Best – Courtney Barnett


Guilty – Honey Bane


Apple Pie – The Cleopatras