LA LEGGERA di Ginevra di Marco

Episodio 3

Questa canzone fa parte della tradizione popolare italiana dell’inizio del 900, in particolare dell’Italia del centro e del nord. Infatti, racconta il viaggio dei lavoratori stagionali che dall’Appenino dell’Emilia Romagna andavano a lavorare in Toscana, nella campagna del sud della regione che si chiama Maremma. Il treno che li portava era chiamato la Leggera perché questa parola, nel linguaggio popolare, significa miseria, povertà. I lavoratori che prendevano questo treno avevano un bagaglio piccolo, leggero, appunto, perché erano poveri, e lavoravano solamente il tempo di una stagione, generalmente la stagione estiva.

In realtà questa canzone ha diverse varianti che fanno riferimento anche ai lavoratori delle miniere e a quelli delle fabbriche. Possiamo dire, in maniera un po’ generica, che questo canto rappresenta varie classi di lavoratori manuali, dagli operai ai braccianti agricoli.
I braccianti, in particolare, prendono questo nome perché lavoravano con la forza delle loro braccia nei campi agricoli. Anche adesso usiamo la definizione braccianti, ma in Italia queste persone sono soprattutto straniere, arrivano da altri paesi, per esempio dall’Africa o dall’est dell’Europa. Sono i migranti che lasciano le loro case e le loro famiglie perché cercano fortuna e un futuro migliore. Ma che, sfortunatamente, spesso trovano solo più disperazione di quella che hanno lasciato nella loro terra.

Esistono tante versioni di questo canto popolare. Questa che ascoltiamo insieme è cantanta da Ginevra di Marco, una delle interpreti più interessanti e raffinate della scena musicale italiana. Ginevra ha cominciato la sua carriera negli anni 90 ed è stata la voce di un gruppo molto simbolico del rock alternativo italiano, i CSI, un acronimo che significa Consorzio Suonatori Indipendenti.

Ma in realtà la prima versione della Leggera è stata diffusa da una cantante della generazione precedente che si chiamava Caterina Bueno. Caterina non era solo una cantante ma lavorava anche come etnomusicologa. Negli anni 60 è andata in giro per l’Italia rurale e contadina a raccogliere testimonianze della cultura musicale della gente comune. Entrambe, sia Caterina sia Ginevra, vengono dalla Toscana e questa canzone appartiene alla loro cultura. Alcune parole di entrambe le versioni sono in dialetto toscano ma la maggior parte delle parole è in italiano e possimo facilmente provare a capirle.

La canzone attraversa tutti i giorni della settimana, dal lunedì alla domenica. Ogni giorno c’è un buon motivo per non avere voglia di andare a lavorare.

Il lunedì la testa mi vacilla

Oi che meraviglia non voglio lavorar

Il martedì poi l’è un giorno seguente

Io non mi sento di andare a lavorar

E così via, fino ad arrivare alla domenica, il giorno della paga da parte del padrone. Però quando il padrone arriva, è arrabbiato e alla fine non paga il povero lavoratore. Restano la delusione e la miseria ma anche il sarcasmo, la voglia di cantare e di prendere in giro il padrone (o possiamo dire, in maniera politicamente scorretta, di mandare il padrone a quel paese).

Insomma, dopo un centinaio di anni la storia si ripete, soprattutto per certi lavori manuali e meno protetti dalle garanzie dei contratti. Il lavoro nei campi agricoli è la nuova forma di schiavitù. Chissà se i braccianti degli anni 2000 hanno ancora voglia di cantare…

TAG: Italiano livello A2/B1, giorni della settimana, lavoro agricolo, migranti

NOTA BIOGRAFICA: Ginevra di Marco è una cantante fiorentina nata nel 1970. Ha cantato con i CSI in tutti gli album in studio e nei tour. Nel 1999 ha debuttato da solista con l’album Trama Tenue. Sono seguite moltissime collaborazioni, da Cristiano Godano a Max Gazzè a Cristina Donà, fino addirittura alla scienziata Margherita Hack e allo scrittore Luis Sepulveda. Nel 2017 ha pubblicato l’album La Rubia canta la Negra, dedicato a Mercedes Sosa, la cantora dell’America Latina simbolo della lotta per i diritti civili dell’Argentina.

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