Live a Milano – Ottobre 2019

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Vinile – Porta Venezia, Milano


Chastity Belt – Martedì 1, Serraglio

Soft grunge, dall’area di Seattle, follower di Elena Ferrante


 

Les Percussions de Strasbourg (Milano Musica) – Mercoledì 9, Hangar Bicocca

6 musicisti, ensemble internazionale fondato nel ’62, musica contemporanea


 

Beirut – Sabato 12, Alcatraz

Indie-folk, da Santa Fe a Gallipoli, da primo appuntamento


 

Giungla + Hån – Venerdì 11, Ohibò

Elettro pop, dall’Italia, la domenica pomeriggio

https://www.youtube.com/watch?v=bOQgnukldYE


 

Soviet Soviet – Sabato 12, Ohibò

Da Pesaro, post rock, internazionali


 

Talib Kweli – Venerdì 25, Magnolia

East Coast hip hop, letterato, afrocentrico

 

 

Live a Milano – Giugno 2019

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Feltrinelli, Porta Romana


 

Against Method (progetto di Mark Fell) – Giovedì 13 e Venerdì 14, Pirelli Hangar Bicocca

Multidisciplinare, anarco-sperimentale, gratis


These New Puritans – Venerdì 14, Santeria

Inglesi, dark-art-rock, pensando ai Tears for Fears


Contaminafro / Identità in Evoluzione – Martedì 18 →  Sabato 29, Fabbrica del Vapore

Festival delle culture contemporanee, non solo Africa e non solo musica, tema di questa sesta edizione: l’evoluzione


Metronomy – Venerdì 21, Magnolia

Elettro-pop, 20 anni di attività, 2 zompi friendly


Massimo Volume e Giardini di Mirò – Mercoledì 26, Castello Sforzesco

Gustosa combo italiana, in minitour per 4 date, nella rassegna Estate Sforzesca


Woody Allen & The Eddy Davies New Orleans Jazz Band – Venerdì 28, Teatro Arcimboldi

Un’occasione stuzzicante, tutto improvvisato, leggermente fuori budget

 

 

Live a Milano – Maggio 2019

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Bar Doria

Se mancano le date del 26 e 27 maggio dei Dead Can Dance all’Arcimboldi è perché sono sold out, e di rosicate nella vita ne facciamo già abbastanza. Ma fortunatamente ci sono buone alternative in questo mese. Buon divertimento ♠♣♥♦


Ron Gallo – Giovedì 2, Magnolia

Rockettaro, da Philadelphia, album da ascoltare: Heavy Meta


“Area Musica 2019” – Domenica 12, Domenica 19 (Push up Quintet) e Sabato 25 (Oquk T Collective), Parrocchia dei S.S. Nereo e Achilleo

Festival jazz, zona Città Studi, prezzi sociali


Still Corners – Mercoledì 15, Ohibò

Lei e lui, inglesi atipici, se vi piacciono Mazzy Star e Beach House


“I want to like you but I find it difficult” – Giovedì 16, Fondazione Prada

Festival, élite ma di qualità, elettronica


Built to Spill – Domenica 26, Santeria Toscana

30 anni di attività, 20 anni di Keep it Like a Secret, camicia di flanella e si va


Deerhunter – Mercoledì 29, Santeria Toscana

Guidati da quel tesoro di Bradford Cox, noise pop, da Atlanta

Musica + Libri #7 – ‘Le variazioni del dolore’ di James Rhodes

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Le variazioni del dolore, James Rhodes – Einaudi 2016

Senza scomodare nessuno, la migliore recensione a questa impressionante autobiografia è contenuta direttamente al suo interno. Si trova verso la fine del libro – nel capitolo 17 – ed è l’articolo dello stesso James Rhodes pubblicato sul Guardian nel 2013, dal titolo “Trova quello che ami e lascia che ti uccida”, citando Bukowski. A questo punto della lettura, siamo già entrati in confidenza con Jimmy e non servono ulteriori spiegazioni. Dentro c’è quello che bisogna sapere su certi eroi di tutti i giorni, passati attraverso il dolore, sovrastati dalle incombenze, salvati dalla bellezza. Non c’è spazio per le scuse, scrivete il vostro maledetto libro, li esorta l’autore.

Ma per chi di solito si appresta a fare le cose dall’inizio, l’incipit delle “Variazioni del dolore” recita così: La musica classica me lo fa venire duro. James Rhodes è un pianista londinese quarantenne che ha avuto un’infanzia segnata da atroci abusi sessuali da parte del suo insegnante di ginnastica e una vita da adulto sconvolta dalle successive, estreme, conseguenze. Per raccontare la sua storia, ha scritto un’autobiografia pop, diretta, scomoda, polemica, che celebra la libertà di espressione e mostra i grandi compositori classici di tutti i tempi come una sfilza di freak pieni di tic, sfighe e ossessioni. Il poeta E.E. Cummings ha scritto che ‘essere nient’altro che te stesso – in un mondo che fa del suo meglio, notte e giorno, per renderti uguale a tutti gli altri – significa combattere la battaglia più dura per un essere umano’. Beethoven ha vissuto così ogni maledetto giorno della sua vita. (Capitolo 5.) Siamo tutti mezzi matti, insomma, esposti al pericolo di non farcela ma qualcosa di magico come la musica può risvegliare il nostro istinto di sopravvivenza, soprattutto se prima abbiamo la possibilità di fare un passaggio in un rehab megagalattico in Arizona. Ed è così che a un centimetro dal baratro, a poco più di trent’anni James decide di organizzare il suo primo concerto, dando inizio a un nuovo capitolo della sua vita, tuttora in corso, certo funambolico ma senz’altro illuminato. 

Dopo aver letto questo libro, penso che se avessi dei figli sarei parecchio più turbata di quanto già non sia. Sono pagine toste. A volte James Rhodes si lascia prendere la mano e pontifica ma le esperienze lo giustificano e queste scivolate non danno fastidio, anzi, spesso sono stemperate da un’ironia brillante. L’ho sentito esibirsi a Piano City a Milano due anni fa, in un’atmosfera speciale all’interno del cortile di uno storico condominio popolare dalle parti di Città Studi. Lui era esile e un po’ impacciato, aveva l’aria vulnerabile. Suscitando un groviglio di tenerezza, sorpresa e divertimento, ha suonato Rachmaninov e Bach, dando un assaggio della carrellata di grandi composizioni confluite nella playlist “Instrumental”, che costituisce la colonna sonora ideale di questa esperienza. 

 

 

Live a Milano – Aprile 2019

Intanto, più o meno fuori dal Salone…

Blaze

The Blaze, Fabrique

 


Enrico Gabrielli + Dente – Martedì 2, Santeria Social Club 

Terzo dei 5 appuntamenti della rassegna Abat Jour, dedicato a Sergio Endrigo, gratis con prenotazione


Alfa Mist – Sabato 13, Biko

Compositore, produttore, nu jazz britannico


Sinedades – Lunedì 15, Gattò

Primaverili, da Pisa, riferimenti: Caetano Veloso e Kings of Convenience


Beirut – Giovedì 18, Alcatraz

Etno-indie, dal New Mexico, al quinto album


Noname – Sabato 20, Santeria Social Club

Da Chicago, slam poet, jazz rapper


dEUS – Domenica 28, Magnolia

Belgi, per il 20esimo di Ideal Crash, rockettari eclettici

Live a Milano – Marzo 2019

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Pause, dicembre 2018


The Blaze – Mercoledì 6, Fabrique

Duo parigino, elettronici, immersi in una cinematografica periferia


Wild Nothing – Giovedì 7, Santeria

Al decimo anno di vita, dream pop, con venature new wave


Omar Souleyman – Venerdì 8, Magnolia

Siriano, dabke techno, il suo curriculum spazia dalle feste di matrimonio fino al Primavera Sound passando per la cerimonia del Nobel per la Pace


Massimo Volume – Giovedì 14, Auditorium Fondazione Cariplo

Dalla scena underground di Bologna, cultura e controcultura, unici


Joshua Abrams– Lunedì 18, Santeria

Bassista, sperimentatore, collaboratore di tanti artisti (dai Tortoise a Bonnie Prince Billy)


Daniel Blumberg – Martedì 19, Triennale

Giovane, tormentato, slowcore

 

 

Musica + Libri #6 “Caetano Veloso. Camminando controvento”

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Igiaba Scego, Caetano Veloso. Camminando controvento, add editore, 2016

Nel primo capitolo di “Camminando controvento”, Igiaba Scego mette subito le cose in chiaro: Io amo la musica perché mi fa sognare, ballare, credere che in fondo tutto può succedere. I destini di Igiaba e Caetano si incrociano in una libreria del centro di Roma, dove lei trova un impiego accettabile dopo la laurea. Tra i dischi da spolverare, si fa notare la copertina di “Cores, nomes”, album di Veloso del 1982 che mostra lo sbarbatissimo cantante di profilo con un cappello in testa, e Igiaba viene travolta dalla scoperta del Brasile musicale. Pagina su pagina (che non sono molte e si propongono in formato decisamente tascabile) vengono somministrate pillole di una carriera e di una stagione artistica prodighe di influenze tuttora contagiose. Un piccolo testo che scoppia di entusiasmo per un grande amore, alimentato, oltre che dalla musica, anche dalle affinità che Igiaba individua tra la propria storia e l’universo del suo idolo, lungo un filo rosso collega Santo Amaro da Purificação e Primavalle, il Brasile e la Somalia, tutte le migrazioni del mondo. La chiave di scrittura è personale e spontanea ma pur nell’assenza di un andamento lineare per riferimenti storici e cronologia, il libro garantisce parecchie informazioni su Caetano Veloso e sullo scenario culturale e sociale in cui si è mosso dagli anni ’60 a oggi. D’altronde non stiamo leggendo una biografia, l’autrice stessa chiosa, ma una lettera d’amore in forma di flusso di coscienza.



Al termine di questo libro ho focalizzato due cose che mi stanno a cuore della vicenda del protagonista e di come viene raccontata qui. Una è la lezione tropicalista di João Gilberto appresa da Veloso ai suoi esordi, verso la fine degli anni ’50: “João Gilberto è preciso ma sa che la musica è imprecisa, disordinata, ribelle, anarchica… perché anche chi è stonato ha un cuore.É que os desafinados também têm coração” (Desafinado). La seconda è la capacità di Veloso di farsi amare dal pubblico nonostante le frequenti polemiche degli intellettuali sul suo scarso impegno politico e sull’eccessivo sperimentalismo. In seguito all’inizio della dittatura in Brasile, Caetano lascia il Brasile come altri artisti attivisti e insieme all’amico Gilberto Gil approda a Londra. Nasce qui nel 1968 il disco dell’esilio “Caetano Veloso”, manifesto di una generazione di resistenti che hanno scelto di combattere attraverso un approccio moderno, all’avanguardia, poetico e libero, sovversivo per mezzo di arte e cultura, protagoniste della rivoluzione di quegli anni. Ed è questa “Alegria” la lezione di Caetano Veloso, una passeggiata nel sole nel cuore del Brasile sotto dittatura. Camminando controvento, a testa scoperta e senza documenti, nel sole di quasi dicembre, io vado… Perché no? (Alegria, Alegria).