Cosa sarebbe Los Angeles senza i chicanos? Il concept album di Ry Cooder

Un album che celebra 20 anni proprio in questo giugno 2025, un lavoro più attuale che mai per via dei cicli storici che si ripetono senza pietà. Questa volta l’ambientazione è a Los Angeles, al momento teatro di lotte contro la furia autoritaria di Trump che sta rastrellando la città. Cooder si ispira ai fatti degli anni 50, in particolare al quartiere Chávez Ravine che dà il titolo al disco, sobborgo abitato dagli immigrati messicani, una sorta di ghetto ai margini della seconda città degli Stati Uniti.

L’area fu rasa al suolo per un progetto edilizio che portò alla costruzione del Dodger Stadium e alla realizzazione di residenze eleganti. Così i chicanos, cioè i membri della comunità di origine messicana che lo abitava, furono evacuati. L’album è un concept che racconta la vita di questa gente, una Spoon River dei latinoamericani a testimonianza di un patrimonio culturale.

Chávez Ravine è un album importante, emozionante, politico e poetico, musicalmente intrigante e fitto di collaborazioni, come Lalo Guerrero, un’istituzione per la comunità messicano-americana, scomparso poco dopo la registrazione dell’album. O di Don Tosti, voce del brano EI U.F.O. cayo, in cui Tosti ha il ruolo di un extraterrestre che avverte la popolazione del pericolo che sta per abbattersi sul barrio. Cooder racconta una storia che gli appartiene (è cresciuto a LA) ma che ormai ritroviamo spaventosamente ogni giorno sui media in cui si parla di “alieni” da cacciare dal paese.

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