UCCELLACCI E UCCELLINI di Pier Paolo Pasolini, Ennio Morricone, Domenico Modugno

Episodio 13

Uno dei più grandi intellettuali del 900 italiano si chiamava Pier Paolo Pasolini. Nato nel 1922, era un uomo dal viso intenso, gli occhi scuri profondi che nascondeva spesso sotto degli occhiali da sole. È stato un personaggio dai mille talenti: ha lavorato con il cinema, la poesia, la narrativa, il giornalismo e la critica letteraria. Pasolini è stato molto contestato per la sua storia personale di omosessualità ma anche per le posizioni radicali antiborghesi che spesso hanno infiammato il dibattito pubblico. Insomma, un uomo che ha provocato tante polemiche ma che, allo stesso tempo, è stato molto amato.

Uno dei suoi lavori più suggestivi fa parte della produzione cinematografica e si chiama Uccellacci e uccellini, un film del 1966. Questa pellicola ha tante qualità eccezionali ma ce n’è una in particolare che è anche veramente originale, probabilmente unica nel suo genere. Pasolini ha affidato la colonna sonora del film a Ennio Morricone. Fino a qui niente di strano. Ma Morricone ha fatto due scelte insolite per questo progetto: ha messo in musica i titoli di testa e li ha fatti cantare a Domenico Modugno, la voce più popolare dell’epoca in Italia, quella della arci famosa Volare (che in realtà si chiama Nel blu dipinto di blu). Sì, si tratta proprio dei titoli, quelli che passano sullo schermo all’inizio del film presentando i nomi del cast che l’ha realizzato.

Alfredo Bini presenta l’assurdo Totò l’umano Totò il matto Totò il dolce Totò nella storia Uccellacci e uccellini raccontata da Pier Paolo Pasolini con l’innocente col furbetto Davoli Ninetto.

Così inizia il testo di questo bizzarro esperimento musicale. Quindi abbiamo la musica del maestro Morricone, la voce di Domenico Modugno, la produzione di Alfredo Bini, la regia di Pier Paolo Pasolini e il protagonista Totò, un altro mito italiano.

Il film è una metafora della crisi della politica di sinistra e della distruzione di un mondo arcaico e magico. È un viaggio attraverso la periferia, ambientato a Roma e Fiumicino, nell’alto Lazio tra Viterbo e Tuscania, e ad Assisi. Pasolini ci mostra la città che invade la campagna e in questo viaggio ci fa guidare da un corvo parlante, simbolo dell’intellettuale di sinistra degli anni 60.

La canzone è breve ma abbastanza impegnativa sia dal punto di vista musicale sia dal punto di vista linguistico. Musicalmente, ascoltiamo violoncelli, flauti e cori in stile tra barocco, beatnik e western. Per quanto riguarda il testo, la complessità è evidente già a partire dal titolo formato da due nomi alterati, uno peggiorativo, Uccellacci, e uno diminutivo, Uccellini. A seguire poi, presenta una lunga lista di verbi al passato remoto: Luigi Scaccianoce architettò, Danilo Donati acconciò, Nino Baragli montò e rimontò, Ennio Morricone musicò.

È un film surreale, autoironico, profondo e tragico, il più amato dallo stesso Pasolini che disse: è il mio film più povero e più bello. Noi possiamo dire che sicuramente Uccellacci e uccellini è stato tra i film più coraggiosi. Conclude infatti così il testo della canzone:

Producendo rischiò la sua posizione Alfredo Bini, dirigendo rischiò la reputazione Pier Paolo Pasolini.

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A PIEDI NUDI di Angela Baraldi

Episodio 11

Se siete stanchi del ritmo frenetico della città, della confusione urbana e della vita un po’ artificiale, questa canzone è perfetta per voi. Con la cantante Angela Baraldi, ritorniamo alla natura senza soldi, senza una direzione precisa e soprattutto senza scarpe.

Negli anni 80 in Italia, la musica alternativa e underground spesso usciva fuori dai circuiti di Bologna, una città militante e creativa che ha fatto scuola nel campo dell’arte tra movimenti punk e cultura ribelle. Angela Baraldi è una creatura di questi tempi, è nata proprio a Bologna nel 1964, dove ha incrociato i musicisti più attivi e di successo di quel momento. In particolare ha collaborato con il mitico Lucio Dalla che ha prodotto il suo primo album nel 1990. Quando Angela pubblica A piedi nudi ha circa 30 anni, porta questa canzone al festival di Sanremo e attira l’attenzione della critica.

Vado via e non ho bisogno di molti soldi

Vado verso la campagna a piedi nudi

Corro verso il fiume e mi diverto

Con un po’ di vento, con un po’ di pioggia

Le città possono essere molto stimolanti ma limitano la nostra spontaneità. Seguiamo Angela mentre si perde nella campagna, immersa negli elementi della natura. Qui ritrova il silenzio dei campi di grano, la felicità di giocare con l’aria, il suono degli insetti. Piano piano, mentre Angela cammina, il vecchio mondo, quello urbano, si fa sempre più distante.

Non guardo dove mi siedo

Non guardo che ore sono

Non so come mi chiamo

E non torno a casa…

Preferisco camminare a piedi nudi

Praticamente il 90 per cento del testo è al tempo presente, perché la vita è adesso. Ma questa è un’altra canzone… Vado, corro, aspetto, perdo. E c’è poi un verbo che è un piacere anche solo pronunciarlo: me ne frego. È un verbo pronominale cioè è accompagnato sempre dal pronome ne. E genera un’autentica catarsi, è liberatorio, come per dire che quando sono lontano dalla città, con i piedi che toccano la terra, io mi sento libera.

TAG: Livello lingua italiana A2/B1, Bologna underground, cinema italiano, via dalla città.

BIOGRAFIA: Angela Baraldi è nata a Bologna nel 1964. È una cantante con 8 album all’attivo ma è anche attrice. Nel 1990 è stata protagonista del film Quo vadis, baby? di Gabriele Salvatores, che poi nel 2008 è diventato anche una miniserie tv. Ha esordito con l’album Viva nel 1990. Il brano A piedi nudi compare, invece, nel secondo album Mi vuoi bene o no?