Se piacete alla gente che piace

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Siete al matrimonio di Tom Cruise e Katie Holmes al Castello Orsini Odescalchi di Bracciano. Avete tirato fuori il vestito buono di vent’anni fa e ripetete due mantra: quest’apnea non potrà durare per sempre e stanno messi peggio gli sbandieratori in abiti d’epoca. Mentre annuite soddisfatti che Jennifer Lopez sia davvero una culona (stesso identico compiacimento per uomini e donne) iniziate a studiare il modo di proporre questo rito breve di Scientology per il matrimonio di vostra sorella. Ed ecco finalmente il momento di mollare gli ormeggi perché sta per fare il suo ingresso il dj: Mark Ronson. Ciuffato, faccetta a metà strada tra un Kennedy e Pozzi di Happy Days, lui che fa? Si inciucca, mette su il tema di Top Gun e, soprattutto, toppa completamente la playlist infilandoci una canzone tristissima che parla della fine di una relazione. Un personaggio così ti credo che lo invitano sempre. D’altronde, con una coppia di genitori famosi per le loro feste londinesi, Mark non poteva che essere un ammanicatissimo e patentato piacione. A merenda con Sean Lennon e la tisana della sera con la figlia di Quincy Jones.


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Tocca riconoscere però che nella sua carriera patinata, tra una campagna pubblicitaria per Tommy Hilfiger e una per Fendi, ha fatto delle cose musicalmente interessanti. Tra le altre, una veramente giusta: nel 2006 ha prodotto Back to Black di Amy Winehouse. Il conto delle collaborazioni illustri di Mark si fa fatica a tenere ma il mio pallino torna spesso sulla sua raccolta di cover contenuta nell’album Version del 2007. Non che sia tra le sue performance più riuscite ma la – bizzarra – scelta degli originali dà spunti avvincenti. Per esempio, sempre una buona occasione per celebrare Toxic, capolavoro pop del 2003 di Britney Spears, suo maggior successo dopo la hit d’esordio Baby One More Time. Ronson ha stravolto l’effetto fiatone dell’originale e ci ha versato su Martini e R&B. Non ne esiste una versione video ma forse è meglio così, dubito che sarebbe stata in grado di eguagliare lo stile Alias di Britney.



Version propone quest’altra singolarità: Stop Me featuring il ‘crooner’ australiano Daniel Merriweather, stravolgimento di Stop me if you think you’ve heard this one before degli Smiths precedente di esattamente 20 anni. L’originale ebbe diversi problemi a causa dei riferimenti agli omicidi di massa del testo e mi viene da pensare che la cover sia incappata nella stessa sorte. A me ha fatto l’effetto di una femen vestita. La rivisitazione fa acqua da tutte le parti e il video naufraga, soprattutto se si pensa a quello degli Smiths, dove Morrissey e i suoi compari ciclisti sfoggiano giovinezza e stile abbacinanti. Prevedibilmente la cover non ha ricevuto neanche il plauso da parte dei fan della band di Manchester ma si è piazzata molto bene nelle classifiche.



Ancora in scaletta aggiungo altre due operazioni da quest’album, strane ma non disdicevoli: The Only One I Know dei Charlatans, rifatta da Robbie Williams e Pretty Green dei Jam in versione Santogold.


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