Ti ho prestato l’ultimo di Erykah Badu

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Erykah Badu – foto qui

No Amy Winehouse, non si prestano i cd di Erykah Badu a un invertebrato che di buono ha solo la maglietta dei Beastie Boys (Beasties tee). Quante volte avrei voluto dirtelo ascoltando l’attacco di You sent me flying (Lent you Outsidaz and my new Badu…). Il problema era che lui si credeva rapper navigato mentre lei ascoltava il nu soul. Problema per lui ovviamente, perché le due cose non sono mica inconciliabili. Me lo immagino sotto flusso di coscienza biascicare che non potete più vedervi perché gliel’hanno detto i Public Enemy in sogno. Ma per fare un esempio con date alla mano, quando parlava di cd nuovi forse Amy si riferiva a Worldwide Underground (del 2003), che contiene un’Ode all’Hip Hop con tanto di video galvanizzante in cui Erykah ripercorre un po’ di tappe della storia del movimento. Stanotte glielo andasse a riferire il tipo ai Public Enemy. Se poi Amy intendesse riferirsi ad altri album non credo cambierebbe molto perché hip hop e neo soul – o nu soul, la stessa cosa – sono figli della stessa madre, diverse evoluzioni della “musica dell’anima”.



Proprio Erykah Badu ha consacrato il marchio nu soul debuttando nel 1997 con l’album Baduizm, miscuglio di R&B e soul che riproponeva tematiche classiche della musica afroamericana di sempre, cioè a grandissime linee, libertà, amore, fede. Il successivo Mama’s Gun avrebbe alzato ancora di più l’asticella, ampliando il raggio dei riferimenti tematici e musicali e raccontando storie di riscatto personale e sociale in chiave anche più jazz e funk che in precedenza. My dress ain’t cost nothin’ but seven dollars / But I made it fly, shit now I’ll tell you why / ‘Cause I’m cleva  (Cleva). Prego astenersi perditempo, qui si studia da regine.

A scrivere la storia del genere, prima di lei c’era stato solo l’apripista D’Angelo con l’album Brown Sugar, altro esordio da campioni. Poi una carriera in cui ha creato poche cose ma veramente buone, fino all’ultimo Black Messiah del 2014 che è piaciuto sia al pubblico sia alla critica. Personalmente però ho un debole per Vodooo, secondo dei suoi tre album. Primo, perché dentro c’è mezza discografia di Prince. Secondo, per un motivo strettamente musicologico: basta guardare il video di Untitled (How does it feel) per capirlo. “Una delle poche prove dell’esistenza di Dio” se proprio dobbiamo parlare di fede.



A completare una triade ideale del nu soul c’è la coreggente Lauryn Hill– anche se nei fatti di artisti se ne contano parecchi, e da ripescare con soddisfazioni, come la Alicia Keys di Songs in A Minor se volete concedervi qualche minuto di pelle d’oca. The Miseducation of Lauryn Hill, un titolo un programma. Un chiaro invito ad attivare testa e cuore in un processo di rieducazione personale e culturale solo apparentemente edulcorato. I wrote these words for everyone who struggles in their youth / Who won’t accept deception, instead of what is truth (Everything is Everything)Era il 1998 ed era un altro debutto eccellente, siamo ancora lì. In questo caso però si trattava di un esordio da solista perché Lauryn aveva già un passato artisticamente denso con i Fugees, in un percorso a fasi hip hop e soul invertito rispetto a quello di Erykah Badu. E guarda un po’ i fatti strani della vita, i Fugees hanno battezzato gli Outsidaz ospitandoli nel loro album The Score. Magari si saranno rincontrati tutti da Amy Winehouse, dove speriamo siano tornati i cd prestati a quello con la maglietta dei Beastie.



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