Ragazze, facciamo la storia?

 

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Che sollievo, ogni tanto la ruota gira e anche per chi in genere non conosce i riflettori arriva il momento di vivere il proprio quarto d’ora di gloria. Questa volta è andata bene per Tornareccio, un paese nella provincia di Chieti, in Abruzzo. Non ci speravo l’anno scorso quando scrivevo un articolo a proposito della Girls Rock Camp Alliance, una vibrante iniziativa nata negli Stati Uniti una decina di anni fa con l’intento di creare una rete di campi scuola musicali per ragazze. Alla base, l’idea che l’educazione musicale sia uno strumento per favorire l’autostima, la collaborazione e il coraggio in un momento tanto significativo e delicato della vita come gli anni tra i 10 e i 13, quando vorresti spaccare il mondo ma hai appena finito di imparare ad allacciarti le scarpe. Ebbene il campo finalmente si farà anche in Italia grazie all’intraprendenza di Hilary Binder, musicista e promotrice culturale di Washington DC che ha già fatto questa esperienza nella Repubblica Ceca e ha l’aria di sapersi muovere. Hilary è solare, precisa, attenta e visionaria e l’idea di una iniziativa di questo valore in un luogo dove in genere arrivano meno possibilità è entusiasmante. 

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Nella settimana del Lavinia Rock Camp (dal 3 all’8 luglio, durante il quale, in sintesi, le partecipanti impareranno le basi per formare una band, scrivere una canzone ed esibirsi) terrò un piccolo seminario sul giornalismo musicale femminile, di cui non si parla mai abbastanza. Forse anche perché di fatto c’è meno materia di cui parlare, essendo il mondo della scrittura critica musicale prevalentemente maschile e diciamolo, un filo maschilista. E forse perché alla materia che c’è non viene dato lo spazio che meriterebbe. Ma non mi risulta che le donne siano scarse in quanto a caratteristiche essenziali per esercitare la critica o il giornalismo musicale: competenze, sensibilità, capacità comunicative, profondità di pensiero (per citare La critica musicale di Federico Capitoni). Non sono una fanatica delle distinzioni di genere a tutti i costi, mi piacerebbe che il mondo fosse una palla morbida in cui ondeggiare al ritmo di di One Love, One Heart, ma come non prendere atto che le differenze esistono e allora ciò che di buono si può fare è esaltarle. Sono molto felice di fare parte di questa avventura.
Chiudo con le parole giustissime usate da Daniele Cassandro in un articolo per Internazionale sulla giornalista inglese Sylvia Patterson e in generale sulla scrittura delle donne in ambito musicale.

Ogni autrice ha la sua storia, la sua età, la sua cultura e il suo stile ma in comune vedo alcuni elementi di base. La liberatoria assenza di quella pedanteria enciclopedica che rende sgradevole buona parte del classico giornalismo musicale. E poi una capacità di far entrare nella loro scrittura il dato autobiografico, l’aneddoto personale, in certi casi anche una forma di lessico privato, senza mai cadere nell’irrilevanza e mantenendo salda una lucida visione d’insieme.
Le iscrizioni al Lavinia Rock Camp sono ancora aperte, tutte le informazioni le trovate qui, non perdete l’occasione di segnalare questa possibilità a qualche giovane rocker che vuole spaccare il mondo divertendosi.