Musica + Libri #1 – ‘Jazz’ di Toni Morrison

Inizio oggi questa rubrica di Musica + Libri, originalissimo nome infatti bocciato ieri in chiacchiere al tavolo di un bar con un amico, nata dall’idea di segnalare testi che parlano di musica in qualche modo. Biografie, saggi e romanzi, vecchi e nuovi. Ho scelto come prima uscita Jazz di Toni Morrison, esperta di cultura afroamericana e premio Nobel per la letteratura nel 1993, una cosetta. E lancio una dedica collettiva agli irriducibili ascoltatori e lettori sfruttando le parole che ho incontrato recentemente in Telegraph Avenue, dall’autore Michael Chabon alla moglie: Ad Ayelet, dal momento in cui cala la puntina fino al solco più interno.


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Toni Morrison, Jazz, 1992


Nel 1926 a Harlem ne accaddero delle belle. Gli anni Venti ruggirono anche grazie alla comunità afroamericana che nel movimento dell’Harlem Renaissance fece esplodere la propria rivalsa sulla cultura predominante bianca attraverso varie forme artistiche. Jazz, parte di una trilogia inaugurata con Amatissima nel 1987, si apre nel bel mezzo di quel momento storico e consuma subito il dramma passionale da cui si dipana il romanzo, andando a ritroso nella ricostruzione dei fatti. Ricostruzione parziale, pur nella sua coralità, concertata da un narratore dall’identità misteriosa ed eseguita dai protagonisti del libro secondo i propri diversi punti di vista.

Al centro della storia, lo scandaloso threesome – termine denso che si perde a tradurlo in italiano – tra la moglie Violet, il marito Joe e la giovanissima amante Dorcas. Dopo il gesto estremo compiuto da Joe (“uno di quegli amori tutta pancia… che lo ha reso triste e felice al punto da spararle perché quell’emozione durasse in eterno”), Violet sfigura la ragazza al suo funerale in un accesso di violenza disperata, sotto gli occhi della “Città” compassionevole, tanto ambita dopo la miseria della originaria Virginia da cui provengono i coniugi, la “Città che ti fa girare la testa. Ti fa fare quello che vuole, ti fa andare dove vogliono le sue strade così regolari. E facendoti credere per tutto il tempo di essere libero…”



Per le strade di Harlem la musica sembra essere l’elemento che fa confluire i destini individuali in una ineluttabile sorte comune, come una sapienza collettiva che tiene le fila della frammentarietà di percorsi e racconti. Che poi non è distante da quanto accade nell’improvvisazione jazzistica, impossibile da fare se alla base non c’è buona padronanza della materia. “Quella musica sconcia che picchiava così dal basso, quella che le donne cantavano e gli uomini suonavano e al cui ritmo le une e gli altri ballavano, avvinghiati senza pudore o staccati senza freno.”

Quando Violet indaga sulla vita di Dorcas per ‘farsene una ragione’, cerca di scoprire nell’ordine quali erano i segreti della sua acconciatura, quale la sua band preferita e, non ultimi, quali i passi di danza che sapeva fare. Il 1926, infatti, fu anche l’anno in cui prese il via l’attività della Savoy Ballroom, la prima sala da ballo con ingresso consentito sia a bianchi sia a neri, in cui si esibirono da Benny Goodman a Count Basie e a cui, tra le altre canzoni dedicate, si ispira un noto standard dal titolo Stompin’ at the Savoy. La sua sede era proprio in Lenox Avenue, successivamente chiamata anche Malcom X Boulevard, la strada dove abitano Violet e Joe e fulcro della vita del quartiere in quegli anni (ma non solo, come testimonia Gil Scott-Heron nel suo album Small Talk at 125th and Lenox).



Jazz e blues, a dire il vero, sono rintracciabili ovunque nelle pagine del romanzo, lo stile stesso della scrittura è musicale, fatto di assoli, come dice la traduttrice Franca Cavagnoli nella ricca e ispirata postfazione. È anche nelle voci delle storie private che diventano pubbliche, è nel racconto che riproduce l’oralità della tradizione afroamericana attraverso il ritmo, le sospensioni e le riprese, con un richiamo al field holler, quella forma rudimentale di canzone da lavoro dei campi di cotone. Una prosa appassionata e appassionante, asciutta ma poetica, in cui farsi invischiare come dal suono dei clarinetti che sale dagli angoli delle strade di Harlem.

 

Live a Milano – Agosto 2017

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Estati in città

A Milano agosto quasi non va in vacanza, quindi ecco una selezione di 6 concerti per chi è ancora, o già, in città.


Swans – Mercoledì 2, Magnolia

Newyorchesi, industrial noise, per compensare lo sbraco da motivetto estivo


Nino Bruno & Le 8 tracce – Mercoledì 2, Carroponte

Napoletani, sorrentiniani (nella colonna sonora di This Must Be the Place e non solo), modern beat


Billy Bragg – Sabato 5, Carroponte

Working class hero, poetico, politico


Radical Face – Mercoledì 23, Magnolia

Ex Electric President, cantastorie folk-indissimo, opening: Aldous Harding


Interpol – Mercoledì 23, Carroponte

Figli dell’emocore, chitarrosi, ben dotati del frontman Paul Banks


Colombre – Venerdì 25, Il Chiostro D’Estate

Da Senigallia, twee, per giovani fuori o dentro

 

Live a Milano – Luglio 2017

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Bachelite Outsound Music Festival al Giardino delle Culture

Quanto sudore in questo luglio 2017, bisogna rinfrescarsi nei fiumi di musica in calendario, che è ricchissimo. Tanto che tocca fare un bonus alla solita lista di 6 concerti, un + 4 che prevede: Birthh Venerdì 7 al DopoLavoro Besana, Francesco Tristano Sabato 22 alla Triennale, Wire Martedì 25 al Magnolia, Robert Glasper Experiment Giovedì 27 al Carroponte. Splash.


Andrea Laszlo De Simone – Sabato 1, Il Chiostro d’Estate

Capellone, Battistiano e Ivan Graziano, da approfondire


Summer Whispers – Giovedì 6 + Venerdì 7, Pirelli HangarBicocca

Mini festival (6 artisti in 2 serate), musica da guardare, per fare colpo se lui/lei se la tira un po’


Kurt Vile – Martedì 11, Triennale

Molleggiato, lo-fi e americana, faccio cose


Tinariwen – Mercoledì 12, Villa Arconati

Maliani, desert rock, per aprire gli orizzonti


Warpaint – Giovedì 13 luglio, Carroponte

Belle e brave, ottimamente prodotte, (retro)gusto gotico-melodico


Valerie June – Domenica 23, Magnolia

Da Memphis, blues-folk, per darsi una mossa

 

Live a Milano – Giugno 2017

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Al Ligera in via Padova

 

Giugno (anche se era luglio) col bene che ti voglio, per le serate in bici verso i concerti all’aperto senza pensare troppo ai domani.


Weyes Blood – Lunedì 5, Serraglio

Tra Enya e gli MGMT, etichetta Mexican Summer (Ariel Pink, Connan Mockasin, Quilt), portatevi una landa deserta


Pond – Martedì 6, Circolo Magnolia

Australiani della stessa famiglia dei Tame Impala, poppsichedelici, estivi


I Casi – Mercoledì 7, Bachelite Outsound Festival

Milanesi, sperimentali con leggerezza, simpatici


Jon Hopkins – Venerdì 9, Circolo Magnolia

Inglese, elettronica melodica, collaborativo (da Brian Eno a King Creosote)


Algiers – Lunedì 26, Santeria Social Club

Soul militante, gospel punk, potenti


Tony Allen – 29, Orto Botanico Città Studi

Batterista nigeriano, pappa e ciccia con Fela Kuti, un grande da vedere live almeno una volta nella vita