Live a Milano – Dicembre 2018

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Teatro dell’Arte – Triennale di Milano


Attila di Giuseppe Verdi per Prima Diffusa – da Sabato 1 a Domenica 9, in 40 luoghi di Milano

Il Fuori Scala, 50 eventi, gratis

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Hugo Race – Domenica 2, Ohibò

Collaboratore di Nick Cave e Chris Brokaw, dark blues, acustico


La Musica dei Cieli – da Mercoledì 5 a Sabato 22, a Milano e province

Spirituale, interculturale, interurbana


Charlotte Gainsbourg – Mercoledì 5, Fabrique

Cantante e attrice, fuoriclasse, nell’ultimo album ha collaborato con Guy-Manuel de Homem-Christo, SebastiAn, Paul McCartney e Connan Mockasin


Contemporarities – Domenica 9 e Domenica 16, Santeria Social Club

Due concerti di tre, audiovisi, pomeridiani


Jørgen Thorvald – Lunedì 10, Gattò

Elettronico, in incognito, gratuito


 

Live a Milano – Maggio 2018

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La vera musica è tra le note – metro lilla, Milano


Sons of Kemet – Giovedì 10, Biko

Londinesi, postcolonialisti, afrojazz


Cosmo Sheldrake – Giovedì 10, Serraglio

Allegrotto, elettronico, inglese


Tulipa Ruiz – Venerdì 11, Biko

Dal Brasile, sperimentatrice, bella voce


Black Milk – Sabato 12, Biko

Da Detroit, cento per cento black, una botta di energia


Be a Bear – Lunedì 14, Gattò

Da Bologna, ha fatto un album intero con l’iphone, giusto una capatina


Bryde,Martedì 15, Serraglio

Indissima, da Londra, con lui per imboscarsi

Live a Milano – Marzo 2018

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Double Sided Octet al Garage Moulinski 

Come bonus ai 6 concerti aggiungo Slowdive domenica 4 e i Suuns venerdì 30. Buona primavera!


Bilal – Venerdì 2, Biko

Nu soul, ha collaborato con Robert Glasper e Kendrick Lamar, sexy groove


The Pains of Being Pure at Heart – Lunedì 5, Magnolia

Da New York, indie pop, belli freschi


Lee Ranaldo – Mercoledì 7, Magnolia

Classicone, dai Sonic Youth, almeno per dovere


Stella Maris – Sabato 10, Ohibò

Supergruppo, italiani, rassicuranti


Man Forever – Lunedì 12, Santeria Social Club

Sperimentazione e percussioni, ideazione di John Colpitts (batterista per Laurie Anderson), gratis


Phoenix – 20, Fabrique

Francesi, piacionissimi, ballabili

 

Live a Milano – Gennaio 2018

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San Silvester Konzert, Milano sud


Colapesce – Giovedì 11, Santeria Social Club

Classico indie pop italiano, dalla Sicilia, limoni a pioggia


Omar Souleyman – Venerdì 12, Circolo Magnolia

Electro dabke, dalla Siria, per festival-matrimoni-trance


The Heliocentrics – Sabato 13, Biko Club

Collettivo UK di persone e di suoni, dall’ethio jazz al noise, sensuali

 


Blind Butcher – Lunedì 15, Gattò Milano

Da Lucerna, psich-kraut-rock, perché no


Cesare Malfatti + Jørgen Thorvald – Sabato 20, CSOA COX18

Dai La Crus all’elettronica, da Milano a paesaggi post industriali, per spaziare


Musica nel tennis – Sabato 20 e Sabato 27, Villa Necchi Campiglio

Una novità della classica, pomeridiana, il biglietto include visita della villa

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Live a Milano – Dicembre 2017

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Milano, Dicembre 2017


Collettivo Kopuntu – Sabato 2, Macao

Fino a Martedì 5, Gezi Park e dintorni, interdisciplinare

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Ellen Arkbro e Sofia Jernberg – Domenica 3, Tempio Civico di San Sebastiano

Dalla Svezia, all’interno della rassegna Mashun momento di raccoglimento 


Roy Ayers – Giovedì 7, Dude Club

Vibrafonista, groovy, ottimo per rompere il ghiaccio


Pumarosa – Domenica 10, Magnolia

Da Londra, new wave-dance, all’album di esordio


Emidio Clementi e Corrado Nuccini – Domenica 10, Base

All’interno del festival Prima Diffusa, poetici, pomeridiani


Georgieness – Sabato 16, Santeria Social Club

Valtellinese, rocker, sanguigna

Live a Milano – Ottobre 2017

 

 

Meglio tardi che mai! L’ottobrata a Milano più che in gradi si misura in decibel e si manifesta a suon di appuntamenti musicali. (Tra gli altri, a questo giro sono rimasti fuori quelli con The Dream Syndicate e Mogwai).

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casa, ottobre 2017


Timber Timbre – Martedì 3, La Salumeria della Musica

Canadesi, decennali o poco più, Lynchiani


Cody ChesnuTT – Venerdì 6, Biko

Nu Soul, afro funk, al terzo album


August Child – Lunedì 9, Gattò

Child di nome e di fatto, made in UK, intimissimo

https://soundcloud.com/augustchildofficial


Goldfrapp – Giovedì 26, Fabrique

Un duo ormai classico ma elettronico, da Londra, l’ultimo video si fa notare


Madness – Sabato 28, Live Club Trezzo sull’Adda

La storia del 2 tone ska, con un album del 2016, che altro?


Mammút – Domenica 29, Serraglio

Islandesi, Bjorkiani solo a tratti, art pop

 

 

 

Musica + Libri #2 – ‘Diario del Rolling Thunder (Dylan e la tournée del 1975)’ di Sam Shepard

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Sam Shepard, Diario del Rolling Thunder, 2005 – fotografie di Ken Regan

È qualche anno che questo libro viene sospinto su e giù per gli scaffali della mia libreria dall’arietta di reticenza che nutro da sempre verso Bob Dylan. Me lo sono accaparrato nel periodo in cui collaboravo con le edizioni Cooper – pace all’anima loro. Stavolta lo tengo serrato tra le mani. Sono banale, è una conferma. Dopo tutti i fatti belli e brutti dell’ultimo anno, i protagonisti di queste pagine sono balzati alle cronache e ho voglia di spremerli un po’.

Il Diario del Rolling Thunder è il racconto del leggendario tour che Bob Dylan fece nell’autunno del 1975 secondo il punto di vista di Sam Shepard, autore e attore dalle molteplici risorse e bellezze. Dylan lo ingaggiò per scrivere un fantomatico film che infatti non vide mai la luce, almeno non nella formula pensata in origine, con i dialoghi scritti da Shepard e tutto il resto a marchio Dylan. Il tour fu concepito come una specie di spettacolo circense, un varietà da portare in giro negli stati americani che formano il New England (patria dei Padri Pellegrini) e vi prese parte un’infilata di nomi da restare a bocca aperta. Eravamo Bob Dylan, T-Bone Burnett, Joan Baez, Joni Mitchell, Muhammad Ali, Allen Ginsberg, Arlo Guthrie eccetera eccetera… 

Sarà pure un resoconto frammentario che rincorre contingenze e stravaganze di una carovana di matti, come annuncia Shepard stesso nell’introduzione, ma indubbiamente questo libro riesce a comporre un quadro vivissimo della generazione di artisti che hanno fatto, ma anche combattuto, la storia durante i mitici anni sessanta e settanta. Un ritratto coeso e tanto ricco di suggestioni e sfumature da rendere lampante il perché allora l’autore fosse acclamato come enfant prodige della scrittura teatrale. C’è lo scetticismo dello Shepard cowboy da un lato, all’inizio, quando nel pieno del trasloco nel suo ranch in California viene reclutato per entrare nel tour. C’è la gigantografia di Dylan dall’altro, con i suoi capricci da star e le smanie di anticonformismo (come la scelta di suonare nelle piccole sale da concerto). È già il Dylan arcinoto per essere un grande bluff e più Shepard procede confuso e straniato in questa avventura più Dylan governa la scena con pieno controllo delle sue ambiguità. 

Il filtro dell’autore è una lente che rivela con naturalezza e schiettezza. Ha la capacità di infilarti nei suoi panni da cronista che si sta immergendo nell’esperienza. “Mi sento tipo ‘ci sono!'” esclama quando si trova per la prima volta di fronte ai personaggi coinvolti nel tour, “Una band che a vederla non ti puoi sbagliare: è una collezione, in cui a ogni singolo elemento si potrebbe costruire attorno un’intera band”. Esserci significa anche cercare un posto nella storia “Non è una delle tante tournée di musica, bensì un pellegrinaggio. Stiamo cercando noi stessi da qualche parte.” Tra il passato folle ma strutturato di un’America cieca e un presente che fugge.

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Poi c’è la musica, e ancora di più in questo caso ci sono i testi e le storie che raccontano. Il Rolling Thunder è il tour di Desire, l’album della canzone dedicata all’ex pugile ingiustamente accusato di omicidio, canzone che domina la tappa del Madison Square Garden di New York nota come la notte di Hurricane. Il luogo è in controtendenza con il basso profilo tenuto finora ma è una scelta d’eccezione per celebrare i diritti umani, la gente senza la quale tutto questo non esisterebbe, le persone comuni che fanno vite parallele, vedi i poliziotti in servizio che Dylan neanche lo riconoscono. E poi c’è anche Sara, che ho ascoltato mentre scrivevo queste righe pensando quello che penso sempre di Dylan, cioè che io non la reggo questa voce piena di sé. Poi, però, continuando a scrivere l’ho fatta ripartire altre tre volte e ho immaginato Shepard e Dylan incontrarsi nelle loro visioni.“Una cosa che mi colpisce delle canzoni di Dylan è la loro capacità di evocare immagini, scene intere che si materializzano in modo vivido mentre uno ascolta… Sarei curioso di sapere se in A simple twist of fate c’è qualcuno che vede lo stesso piccolo parco piovoso e la stessa panchina e la stessa luce gialla e la stessa coppia di persone che vedo io. O la stessa spiaggia in Sara; oppure lo stesso bar in Hurricane… Come fanno le immagini a diventare parole? Viceversa, come fanno le parole a diventare immagini? E come fanno a comunicarti qualcosa? È un miracolo.”