Live a Milano – Dicembre 2019

na jurnata

Mercatino di Piazza della Repubblica, Milano

 


Prima Diffusa– dal 30 novembre al 12 dicembre

Tosca & friends, praticamente un classico, diffusa in città


Lee Ranaldo – Venerdì 6, Fondazione Feltrinelli 

Ultimo appuntamento della rassegna Natural Disruptors, a cura di Ranaldo, in duo con l’artista multimediale (e moglie) Leah Singer


Michael Kiwanuka – Sabato 7, Fabrique

Londinese di origine ugandese, al terzo album, prodotto da Danger Mouse


Geoff Farina – Domenica 8, Ohibò

Amore di sempre (ex) Karate, acustico, roots


Contemporarities – Domenica 15, Santeria Social Club

Rassegna, pomeridiana, ultimo appuntamento con Le Carnivaul Des Animaux di Camille Saent-Saens e Le Boeuf sur le Toit di Darius Milhaud


Torso Virile Colossale – Mercoledì 18, Germi

Progetto creato da Alessandro Grazian, dedicato al cinema Peplum, tra la psichedelia e l’epica


 

Live a Milano – Novembre 2019

Jannacci

Enzo e Paolo Jannacci


Kokoroko – Sabato 2, Biko per JazzMi

Da Londra, afrobeat, un ritmo dell’anima


Fink – Martedì 12, Santeria

Folk/electro, iper raffinato, confezionato a Bristol


Godspeed You! Black Emperor – Lunedì 18, Magazzini Generali

Canadesi, post rock, di culto


Kazu – Martedì 19, Santeria

Prima dal Giappone, poi dagli Stati Uniti, ora in pausa dai Blonde Redhead


Lamb – Sabato 30, Santeria

Da Manchester, in attività dal ’94, debutto con il singolo Górecki


Andrea Laszlo De Simone – Sabato 30, Serraglio

Psicotenero, torinese, cinematografico


 

 

 

Musica + Libri #7 – ‘Le variazioni del dolore’ di James Rhodes

JR

Le variazioni del dolore, James Rhodes – Einaudi 2016

Senza scomodare nessuno, la migliore recensione a questa impressionante autobiografia è contenuta direttamente al suo interno. Si trova verso la fine del libro – nel capitolo 17 – ed è l’articolo dello stesso James Rhodes pubblicato sul Guardian nel 2013, dal titolo “Trova quello che ami e lascia che ti uccida”, citando Bukowski. A questo punto della lettura, siamo già entrati in confidenza con Jimmy e non servono ulteriori spiegazioni. Dentro c’è quello che bisogna sapere su certi eroi di tutti i giorni, passati attraverso il dolore, sovrastati dalle incombenze, salvati dalla bellezza. Non c’è spazio per le scuse, scrivete il vostro maledetto libro, li esorta l’autore.

Ma per chi di solito si appresta a fare le cose dall’inizio, l’incipit delle “Variazioni del dolore” recita così: La musica classica me lo fa venire duro. James Rhodes è un pianista londinese quarantenne che ha avuto un’infanzia segnata da atroci abusi sessuali da parte del suo insegnante di ginnastica e una vita da adulto sconvolta dalle successive, estreme, conseguenze. Per raccontare la sua storia, ha scritto un’autobiografia pop, diretta, scomoda, polemica, che celebra la libertà di espressione e mostra i grandi compositori classici di tutti i tempi come una sfilza di freak pieni di tic, sfighe e ossessioni. Il poeta E.E. Cummings ha scritto che ‘essere nient’altro che te stesso – in un mondo che fa del suo meglio, notte e giorno, per renderti uguale a tutti gli altri – significa combattere la battaglia più dura per un essere umano’. Beethoven ha vissuto così ogni maledetto giorno della sua vita. (Capitolo 5.) Siamo tutti mezzi matti, insomma, esposti al pericolo di non farcela ma qualcosa di magico come la musica può risvegliare il nostro istinto di sopravvivenza, soprattutto se prima abbiamo la possibilità di fare un passaggio in un rehab megagalattico in Arizona. Ed è così che a un centimetro dal baratro, a poco più di trent’anni James decide di organizzare il suo primo concerto, dando inizio a un nuovo capitolo della sua vita, tuttora in corso, certo funambolico ma senz’altro illuminato. 

Dopo aver letto questo libro, penso che se avessi dei figli sarei parecchio più turbata di quanto già non sia. Sono pagine toste. A volte James Rhodes si lascia prendere la mano e pontifica ma le esperienze lo giustificano e queste scivolate non danno fastidio, anzi, spesso sono stemperate da un’ironia brillante. L’ho sentito esibirsi a Piano City a Milano due anni fa, in un’atmosfera speciale all’interno del cortile di uno storico condominio popolare dalle parti di Città Studi. Lui era esile e un po’ impacciato, aveva l’aria vulnerabile. Suscitando un groviglio di tenerezza, sorpresa e divertimento, ha suonato Rachmaninov e Bach, dando un assaggio della carrellata di grandi composizioni confluite nella playlist “Instrumental”, che costituisce la colonna sonora ideale di questa esperienza. 

 

 

Live a Milano – Marzo 2019

0

Pause, dicembre 2018


The Blaze – Mercoledì 6, Fabrique

Duo parigino, elettronici, immersi in una cinematografica periferia


Wild Nothing – Giovedì 7, Santeria

Al decimo anno di vita, dream pop, con venature new wave


Omar Souleyman – Venerdì 8, Magnolia

Siriano, dabke techno, il suo curriculum spazia dalle feste di matrimonio fino al Primavera Sound passando per la cerimonia del Nobel per la Pace


Massimo Volume – Giovedì 14, Auditorium Fondazione Cariplo

Dalla scena underground di Bologna, cultura e controcultura, unici


Joshua Abrams– Lunedì 18, Santeria

Bassista, sperimentatore, collaboratore di tanti artisti (dai Tortoise a Bonnie Prince Billy)


Daniel Blumberg – Martedì 19, Triennale

Giovane, tormentato, slowcore

 

 

Musica + Libri #6 “Caetano Veloso. Camminando controvento”

0

Igiaba Scego, Caetano Veloso. Camminando controvento, add editore, 2016

Nel primo capitolo di “Camminando controvento”, Igiaba Scego mette subito le cose in chiaro: Io amo la musica perché mi fa sognare, ballare, credere che in fondo tutto può succedere. I destini di Igiaba e Caetano si incrociano in una libreria del centro di Roma, dove lei trova un impiego accettabile dopo la laurea. Tra i dischi da spolverare, si fa notare la copertina di “Cores, nomes”, album di Veloso del 1982 che mostra lo sbarbatissimo cantante di profilo con un cappello in testa, e Igiaba viene travolta dalla scoperta del Brasile musicale. Pagina su pagina (che non sono molte e si propongono in formato decisamente tascabile) vengono somministrate pillole di una carriera e di una stagione artistica prodighe di influenze tuttora contagiose. Un piccolo testo che scoppia di entusiasmo per un grande amore, alimentato, oltre che dalla musica, anche dalle affinità che Igiaba individua tra la propria storia e l’universo del suo idolo, lungo un filo rosso collega Santo Amaro da Purificação e Primavalle, il Brasile e la Somalia, tutte le migrazioni del mondo. La chiave di scrittura è personale e spontanea ma pur nell’assenza di un andamento lineare per riferimenti storici e cronologia, il libro garantisce parecchie informazioni su Caetano Veloso e sullo scenario culturale e sociale in cui si è mosso dagli anni ’60 a oggi. D’altronde non stiamo leggendo una biografia, l’autrice stessa chiosa, ma una lettera d’amore in forma di flusso di coscienza.



Al termine di questo libro ho focalizzato due cose che mi stanno a cuore della vicenda del protagonista e di come viene raccontata qui. Una è la lezione tropicalista di João Gilberto appresa da Veloso ai suoi esordi, verso la fine degli anni ’50: “João Gilberto è preciso ma sa che la musica è imprecisa, disordinata, ribelle, anarchica… perché anche chi è stonato ha un cuore.É que os desafinados também têm coração” (Desafinado). La seconda è la capacità di Veloso di farsi amare dal pubblico nonostante le frequenti polemiche degli intellettuali sul suo scarso impegno politico e sull’eccessivo sperimentalismo. In seguito all’inizio della dittatura in Brasile, Caetano lascia il Brasile come altri artisti attivisti e insieme all’amico Gilberto Gil approda a Londra. Nasce qui nel 1968 il disco dell’esilio “Caetano Veloso”, manifesto di una generazione di resistenti che hanno scelto di combattere attraverso un approccio moderno, all’avanguardia, poetico e libero, sovversivo per mezzo di arte e cultura, protagoniste della rivoluzione di quegli anni. Ed è questa “Alegria” la lezione di Caetano Veloso, una passeggiata nel sole nel cuore del Brasile sotto dittatura. Camminando controvento, a testa scoperta e senza documenti, nel sole di quasi dicembre, io vado… Perché no? (Alegria, Alegria).


 

 

Live a Milano – Dicembre 2018

0

Teatro dell’Arte – Triennale di Milano


Attila di Giuseppe Verdi per Prima Diffusa – da Sabato 1 a Domenica 9, in 40 luoghi di Milano

Il Fuori Scala, 50 eventi, gratis

499308e7d00876e22445020417712439


Hugo Race – Domenica 2, Ohibò

Collaboratore di Nick Cave e Chris Brokaw, dark blues, acustico


La Musica dei Cieli – da Mercoledì 5 a Sabato 22, a Milano e province

Spirituale, interculturale, interurbana


Charlotte Gainsbourg – Mercoledì 5, Fabrique

Cantante e attrice, fuoriclasse, nell’ultimo album ha collaborato con Guy-Manuel de Homem-Christo, SebastiAn, Paul McCartney e Connan Mockasin


Contemporarities – Domenica 9 e Domenica 16, Santeria Social Club

Due concerti di tre, audiovisi, pomeridiani


Jørgen Thorvald – Lunedì 10, Gattò

Elettronico, in incognito, gratuito


 

Musica + Libri #4 – La morte di Bunny Munro di Nick Cave

FullSizeRender.jpg

Nick Cave, La morte di Bunny Munro, 2009

Brighton. Bunny Munro, rappresentante porta a porta di cosmetici della ditta Eternity Enterprise, si mette in viaggio per l’ennesima volta sulla sua Punto gialla. Stavolta, però, non è il solito tran tran perché sua moglie si è appena suicidata. A fargli compagnia nel viaggio c’è il piccolo Bunny Junior, strappato alla scuola e a una parvenza di vita ordinaria, anche se in realtà la famiglia Munro proprio regolare non è mai stata. Bunny-il-mago-della-crema-mani-ristrutturante è un uomo di mezza età che porta il ciuffo impomatato e gli slip maculati e soprattutto è ninfomane con una invalidante ossessione per la cantante Avril Lavigne (“È quasi sicuro che Avril Lavigne possieda il Walhalla di tutte le vagine” ma grazie alla sua sconfinata e audace immaginazione, con un cuscino in faccia vanno più o meno bene tutte). Nonostante le anomalie della sua famiglia, l’innocenza di Bunny Junior è compromessa ma non perduta. Ammira il padre quantomeno per la sua unicità e lo ascolta sul filo di tenerezza e incredulità quando sciorina i segreti del mestiere spiegandogli che ai clienti “Devi vendergli il sogno”. 

Questo libro è un pellegrinaggio intimo nel mondo delle famiglie della provincia inglese, fatto di speranze e frustrazioni di casalinghe e in genere della medio-piccola borghesia. La scrittura di Nick Cave è oscena, sensuale, prodiga di anfratti da cui farsi sedurre. È anche il racconto del duplice punto di vista di padre e figlio su una vita che sa essere brillante e cinica, generosa e crudele, che ti innalza su un piedistallo e un attimo dopo ti sbatte contro l’apocalisse.