The Best Is Yet to Come 2018

 

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4 amici e una chitarra

 

A dieci giorni da Natale, ammalarsi è già un regalo. Sto in casa con quattro amici e una chitarra ad assemblare la playlist di fine anno 2018. Alcune scoperte e delle conferme, cose da ascoltare per dilatare il tempo e rallentare il ritmo. Certo manca il meglio ma quello, prima o poi, arriverà. Buon ascolto.



 

Live a Milano – Dicembre 2018

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Teatro dell’Arte – Triennale di Milano


Attila di Giuseppe Verdi per Prima Diffusa – da Sabato 1 a Domenica 9, in 40 luoghi di Milano

Il Fuori Scala, 50 eventi, gratis

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Hugo Race – Domenica 2, Ohibò

Collaboratore di Nick Cave e Chris Brokaw, dark blues, acustico


La Musica dei Cieli – da Mercoledì 5 a Sabato 22, a Milano e province

Spirituale, interculturale, interurbana


Charlotte Gainsbourg – Mercoledì 5, Fabrique

Cantante e attrice, fuoriclasse, nell’ultimo album ha collaborato con Guy-Manuel de Homem-Christo, SebastiAn, Paul McCartney e Connan Mockasin


Contemporarities – Domenica 9 e Domenica 16, Santeria Social Club

Due concerti di tre, audiovisi, pomeridiani


Jørgen Thorvald – Lunedì 10, Gattò

Elettronico, in incognito, gratuito


 

Musica + Libri #6 “Il cavo della mano” di PJ Harvey & Seamus Murphy

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PJ Harvey & Seamus Murphy, Il cavo della mano, La nave di Teseo, 2017


Nel 2016 PJ Harvey ha pubblicato The Hope Six Demolition Project, un album di spirito corale e resistenza civile. Hope VI, infatti, è un infelice progetto dell’amministrazione di Washington varato nel ’92 per demolire degli alloggi popolari di periferia in vista di nuovi nuclei commerciali e abitativi. In parte, Il cavo della mano condivide l’ispirazione con quel disco, essendo entrambi i lavori nati dalla necessità di testimonianza della realtà e di ciò che certe scelte economiche e politiche rappresentano per la comunità. Mentre The Hope Six si esprimeva in musica, Il cavo lo fa attraverso le poesie della cantante insieme alle fotografie di Seamus Murphy, già regista di alcuni video tratti da The Hope Six

In breve, questa raccolta contiene gli appunti di viaggio di tre tappe percorse dai due artisti tra il 2011 e il 2014: Kosovo, Afghanistan e Washington DC. Strade polverose, squarci nei muri, colori consumati, carcasse abbandonate, oggetti arrugginiti. Ma anche contrasti dell’opulenza che l’Occidente ha generato, tracce di guerra e scenari di sopravvivenza. Alcuni componimenti sono fulminei, come Anacostia:

un minuscolo sole rosso / come un fanale posteriore / lungo il cavalcavia

Il cavo della mano, titolo dal sapore aspro, è quello che mendica sotto la pioggia, oltrepassato con indifferenza dalla gente che cammina fissando il proprio cellulare (La mano). L’invasore è sempre lì, dietro l’angolo della strada, pronto a depredare e cancellare. E noi aspettiamo, e seguiamo uno stato delle cose continuamente in bilico tra disperazione e speranza, abituati, ormai, ma pietrificati. Mentre la notte vigila con la sua mezzaluna (Adhan), assistiamo alla consapevolezza che certe cose non torneranno mai più… è un processo normale ma fa un po’ d’impressione (Pietà per la vecchia strada).

Tutto è raccontato attraverso una varietà di scelte stilistiche che spaziano dal distico (2 versi) alla sestina (6 versi), dai versi liberi a quelli in rima alternata (nell’originale, a fronte in questa edizione). Ad amplificare le vibrazioni delle parole ci sono le immagini di Seamus Murphy, fotografo di guerra di origini irlandesi, che coglie dolcezza e orrore in un medesimo clic. I tanti scatti qui pubblicati sono il frutto di circa vent’anni di lavoro.

 

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Mitrovica, giugno 1999

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Kabul, febbraio 2012

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Washington DC, aprile 2006

Musica + Libri #5 – “Aretha Franklin. La Regina del Soul” di Gabriele Antonucci

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Gabriele Antonucci, “Aretha Franklin. La Regina del Soul” , Vololibero Edizioni, 2016


È agile e incalzante questo piccolo libro sulla gigantesca Aretha Franklin, regina del soul e paladina dei diritti civili che ha rivoluzionato il mondo del gospel. Un talento unico che ha graffiato la vita con la voce, trasformando il dolore in arte, perennemente in bilico tra successi ed esaurimenti nervosi, eccessi e sopravvivenza. Gabriele Antonucci, giornalista e critico musicale, srotola una narrazione in pillole che racconta pubblico e privato in un unico intreccio di emozioni ed episodi memorabili. Nonostante talvolta il ritmo subisca un’accelerazione che comprime la successione degli eventi, il godimento della lettura è assicurato.

La carrellata biografica è serrata, sin dall’esordio sulle scene guidato dal padre, il carismatico reverendo C.L. Franklin, figura di riferimento dei movimenti di lotta per i diritti al fianco di Martin Luther King e pioniere della contaminazione tra gospel e blues. Esibendosi durante le funzioni religiose del reverendo, Aretha inizia a ricevere i primi consensi del pubblico, formato, tra gli altri, da personaggi tutt’altro che trascurabili come Ella Fitzgerald, Duke Ellington e Sam Cooke. Da allora, Aretha viene catapultata nel “music business”, passando per le più prestigiose etichette musicali e da un manager all’altro. Quando nel 1972 dà alle stampe l’album Amazing Grace, Aretha è una celebrità appena trentenne che ne ha già viste di tutti i colori. “Ciò che Kind of Blue di Miles Davis rappresentò per il jazz, Amazing Grace lo fu per il gospel.” commenta Antonucci. Le registrazioni del disco nella New Temple Baptist Missionary Church di Los Angeles sono diventate un film diretto da Sidney Pollack, un documento impressionante di uno dei momenti più brillanti della carriera di Aretha.



Tra disgrazie personali e trionfi pubblici, insicurezze e fobie, Antonucci illustra come Aretha Franklin abbia attraversato più di mezzo secolo di storia della musica sperimentando dal jazz all’r&b e arrivando a scalare, seppur con qualche malumore, le classifiche pop. Fino a una delle ultime apparizioni pubbliche, nel 2015, che riassume bene la traccia indelebile che questa artista pazzesca ha impresso nel firmamento musicale. Quando durante i Kennedy Center Honors, di fronte a un’esibizione da brividi di A Natural Woman, tra il gesto del presidente Obama di asciugarsi una lacrima e l’incontenibile entusiasmo della sala, l’etichetta di una serata istituzionale andava a farsi benedire. God bless Aretha.  


Live a Milano – Novembre 2018

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Non solo JazzMi a novembre ma anche pioggia, prog, noise e rock’n’roll.


Andrea Lazlo De Simone – Venerdì 9, Serraglio

Cantautore, indie-prog, autoprodotto


Peter Kernel – Venerdì 9, Cox 18

Due, dal Canton Ticino, post punk


Fantastic Negrito – Domenica 11 e Lunedì 12, Santeria Social Club

Black roots, morto, risorto


Public Service Broadcasting – Giovedì 22, Serraglio

Londinesi, elettro-art-rock, lievemente impegnati


Idles – Giovedì 22, Magnolia

Da Bristol, post hardcore, carichissimi


Mudhoney – Venerdì 23, Santeria Social Club

Da Seattle, trentennali, grunge core


 

Live a Milano – Novembre 2018 / Speciale JazzMi

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Come si fa a non dedicare uno spazio speciale all’appuntamento jazz di Milano che continua a crescere di anno in anno. L’edizione 2018, la terza, si prospetta notevole, con un programma di 210 eventi dall’1 al 13 novembre, di cui, tra l’altro, 70 sono gratuiti. Vietato mancare, perché ce n’è davvero per tutti i gusti. Questa è la mia selezione di 6 concerti.


Kamaal Williams – Venerdì 2, Triennale

British, experimental jazz, anni ’90


Colin Stetson – Domenica 4, Triennale

Sassofonista, americano, più elettronica che tradizione


Camille Bertault – Mercoledì 7, Triennale

Parigina, standard con brio, tra Elis Regina e Boris Vian


Abdullah Ibrahim – Giovedì 8, Triennale

Pianista, sudafricano, guru musicale e spirituale


Yazz Ahmed – Venerdì 9, Triennale

Dal Barhein a Londra, trombettista, psychedelic arabic jazz


Marquis Hill Blacktet – Sabato 10, Triennale

Trombettista, tra post bop e r’n’b, avvolgente


 

 

Live a Milano – Ottobre 2018

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da Album Italiano – Laterza Editore


Suede – Giovedì 4, Fabrique

Band culto, dal Brit Pop alla Brexit, ancora sull’onda


Low – Venerdì 5, Teatro dal Verme

25 anni di vita, un nuovo bellissimo album, per farci un figurone


The Handsome Family – Domenica 14, Serraglio

Alt-country, dal New Mexico, come in un film (meglio noti per la sigla di True Detective)


The Marcus King Band – Lunedì 15, Santeria Social Club

Dal South Carolina, r&b, per riflettere sui 22 anni di Marcus…


Ólafur Arnalds – Martedì 16, Auditorium di Milano

Dall’Islanda, polistrumentista, ambient


Laurel – Giovedì 25, Ohibò

3 Ep e 1 album, da Londra, se vi piacciono Florence and the Machine