A dieci giorni da Natale, ammalarsi è già un regalo. Sto in casa con quattro amici e una chitarra ad assemblare la playlist di fine anno 2018. Alcune scoperte e delle conferme, cose da ascoltare per dilatare il tempo e rallentare il ritmo. Certo manca il meglio ma quello, prima o poi, arriverà. Buon ascolto.
Gabriele Antonucci, “Aretha Franklin. La Regina del Soul” , Vololibero Edizioni, 2016
È agile e incalzante questo piccolo libro sulla gigantesca Aretha Franklin, regina del soul e paladina dei diritti civili che ha rivoluzionato il mondo del gospel. Un talento unico che ha graffiato la vita con la voce, trasformando il dolore in arte, perennemente in bilico tra successi ed esaurimenti nervosi, eccessi e sopravvivenza. Gabriele Antonucci, giornalista e critico musicale, srotola una narrazione in pillole che racconta pubblico e privato in un unico intreccio di emozioni ed episodi memorabili. Nonostante talvolta il ritmo subisca un’accelerazione che comprime la successione degli eventi, il godimento della lettura è assicurato.
La carrellata biografica è serrata, sin dall’esordio sulle scene guidato dal padre, il carismatico reverendo C.L. Franklin, figura di riferimento dei movimenti di lotta per i diritti al fianco di Martin Luther King e pioniere della contaminazione tra gospel e blues. Esibendosi durante le funzioni religiose del reverendo, Aretha inizia a ricevere i primi consensi del pubblico, formato, tra gli altri, da personaggi tutt’altro che trascurabili come Ella Fitzgerald, Duke Ellington e Sam Cooke.Da allora, Aretha viene catapultata nel “music business”, passando per le più prestigiose etichette musicali e da un manager all’altro. Quando nel 1972 dà alle stampe l’album Amazing Grace, Aretha è una celebrità appena trentenne che ne ha già viste di tutti i colori. “Ciò che Kind of Blue di Miles Davis rappresentò per il jazz, Amazing Grace lo fu per il gospel.” commenta Antonucci. Le registrazioni del disco nella New Temple Baptist Missionary Church di Los Angeles sono diventate un film diretto da Sidney Pollack, un documento impressionante di uno dei momenti più brillanti della carriera di Aretha.
Tra disgrazie personali e trionfi pubblici, insicurezze e fobie, Antonucci illustra come Aretha Franklin abbia attraversato più di mezzo secolo di storia della musica sperimentando dal jazz all’r&b e arrivando a scalare, seppur con qualche malumore, le classifiche pop. Fino a una delle ultime apparizioni pubbliche, nel 2015, che riassume bene la traccia indelebile che questa artista pazzesca ha impresso nel firmamento musicale. Quando durante i Kennedy Center Honors, di fronte a un’esibizione da brividi di A Natural Woman, tra il gesto del presidente Obama di asciugarsi una lacrima e l’incontenibile entusiasmo della sala, l’etichetta di una serata istituzionale andava a farsi benedire. God bless Aretha.
Come si fa a non dedicare uno spazio speciale all’appuntamento jazz di Milano che continua a crescere di anno in anno. L’edizione 2018, la terza, si prospetta notevole, con un programma di 210 eventi dall’1 al 13 novembre, di cui, tra l’altro, 70 sono gratuiti. Vietato mancare, perché ce n’è davvero per tutti i gusti. Questa è la mia selezione di 6 concerti.
Brighton. Bunny Munro, rappresentante porta a porta di cosmetici della ditta Eternity Enterprise, si mette in viaggio per l’ennesima volta sulla sua Punto gialla. Stavolta, però, non è il solito tran tran perché sua moglie si è appena suicidata. A fargli compagnia nel viaggio c’è il piccolo Bunny Junior, strappato alla scuola e a una parvenza di vita ordinaria, anche se in realtà la famiglia Munro proprio regolare non è mai stata. Bunny-il-mago-della-crema-mani-ristrutturante è un uomo di mezza età che porta il ciuffo impomatato e gli slip maculati e soprattutto è ninfomane con una invalidante ossessione per la cantante Avril Lavigne (“È quasi sicuro che Avril Lavigne possieda il Walhalla di tutte le vagine” ma grazie alla sua sconfinata e audace immaginazione, con un cuscino in faccia vanno più o meno bene tutte). Nonostante le anomalie della sua famiglia, l’innocenza di Bunny Junior è compromessa ma non perduta. Ammira il padre quantomeno per la sua unicità e lo ascolta sul filo di tenerezza e incredulità quando sciorina i segreti del mestiere spiegandogli che ai clienti “Devi vendergli il sogno”.
Questo libro è un pellegrinaggio intimo nel mondo delle famiglie della provincia inglese, fatto di speranze e frustrazioni di casalinghe e in genere della medio-piccola borghesia. La scrittura di Nick Cave è oscena, sensuale, prodiga di anfratti da cui farsi sedurre. È anche il racconto del duplice punto di vista di padre e figlio su una vita che sa essere brillante e cinica, generosa e crudele, che ti innalza su un piedistallo e un attimo dopo ti sbatte contro l’apocalisse.
Folk Rock, tipo bazzico Laurel Canyon (quartiere di LA – come Joni Mitchell, Crosby, Stills Nash e Young, i Doors…), album: Gentle Spirit
I want to like you but I find it difficult(Monolake Live Surround, Burnt Friedman, Joy Orbison, Baby Vulture, Craig Richards)– Venerdì 28, Fondazione Prada
Line up di 5 artisti, sperimentale-elettronica, della serie mi si nota di più se vado